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Durante i miei corsi o nelle varie mail che ricevo, mi trovo sempre più spesso ad affrontare l’argomento del “pensare positivo”. Niente di strano per carità, ciò che però mi ha indotto oggi a scrivere queste righe a riguardo è l’errato significato e di conseguenza “messa in pratica” che si fa di questa “attività”.
 
 

Partiamo dall’inizio

Il primo problema a mio avviso è dato dalla parola stessa ovvero “pensare”. Il pensiero è un attività della mente che compiamo in maniera molto semplice: “pensiamo” alla lista della spesa, a cosa vogliamo fare, a come organizzarci, a cosa vogliamo dire e come dirlo, pensiamo quando immaginiamo qualcosa, quando rivediamo il nostro passato, insomma, pensiamo continuamente e senza alcuno sforzo.

Ovvio che il “pensare positivo” si attribuisce a una determinata attività del pensiero che possiamo inquadrare nella valutazione che diamo di qualcosa e più specificatamente nell’aspettativa che ci creiamo in relazione ad un evento.

Una persona negativa nel suo modo di approcciarsi alla realtà o alla vita, tende troppo spesso a concentrarsi solo sui problemi che potrebbero sorgere in relazione ad un evento oppure a prendere in considerazione solo gli aspetti negativi di qualcosa.

Un esempio di questo modo di fare è ben esplicato nella famosa frase “vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto”.

L’errore più comune del pensare positivo

Quante volte vi è capitato di dire o che qualcuno vi abbia detto: “ma pensa positivo!”?

Quante volte vi hanno risposto o avete risposto una sorta di: “se fosse così semplice!”?

In questa semplicissima e legittima risposta c’è tutto il concetto del perché per “pensare positivo” non basti solo pensare. Certo, costringere continuamente il nostro cervello a modificare il modo di pensare piano piano aiuta a essere più propositivi, ma da qui ad esserlo davvero c’è un abisso.

Ho appena citato la parolina magica con cui si dovrebbe sostituire la parola pensare : “essere”.

Essere positivi infatti apre scenari completamente diversi. Il pensiero è il risultato del nostro “Essere” e dunque “essere positivi” porta alla naturale conseguenza di “pensare positivo”, cosa che invece difficilmente riesce nella vita reale capovolgendo l’equazione.

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L’inganno della mente

Anni fa organizzai per un periodo un corso che si intitolava “Meraviglie e stranezze del cervello”.

In questo corso portavo alla luce delle caratteristiche delle funzioni del cervello che a mio modo di vedere sono fantastiche. Il cervello è davvero una meraviglia della natura che lascia a bocca aperta chiunque ne vada ad analizzare più in profondità i risvolti che ha nell’interpretazione della vita. Al contempo però è soggetto ad alcune stranezze (se così le vogliamo chiamare) che possono determinare una particolare predisposizione ad essere ingannato.

Ciò che però sostengo da sempre, e come cercai di mettere in evidenza con una specie di favola a episodi intitolata “Il gatto e il cervello” in una rubrica trimestrale che tenevo su un notiziario di un Associazione, è che la complessità delle funzioni cerebrali sono la fortuna dell’uomo e al tempo stesso la sua maledizione.

E’ troppo facile ingannarsi, troppo facile convincersi illudendosi, troppo facile perdersi nell’autoreferenzialità e in definitiva troppo semplice accomodarsi nelle giustificazioni.

Il boom della legge di attrazione

Nel 2006 è uscito il libro che ha lanciato in grande stile l’arte del pensare positivo: “The Secret – Il segreto”.

In questo libro si può leggere come il pensiero positivo possa cambiare la vita delle persone attraendo a sé appunto il positivo nella vita creato dallo stesso pensiero.

Ciò, a guardarlo bene, si basa sull’assunto che siamo noi i creatori della nostra realtà e contemplando solo gli aspetti positivi, tutto ciò che ci accade non potrà essere altrimenti. Produciamo energia e la mettiamo al servizio della creazione di altrettanta positività.

Il discorso è ben più articolato e non è questo l’articolo dove poterlo affrontare ma ciò che voglio sottolineare è che, se da una parte questo libro ha aperto nella mentalità delle persone nuovi scenari, dall’altro ha banalizzato un concetto molto più profondo facendolo sembrare troppo semplice. Attenzione. Semplice è semplice, ma per la complessità dell’essere umano in realtà ciò non lo è affatto.

Dirsi ad esempio ”questo è positivo”, mentre in realtà il nostro inconscio, le nostre credenze, la nostra fede ci dice il contrario, significa semplicemente ingannarsi.

Essere positivi

Concludendo, come mi piace ripetere, se devo “pensare positivo”, significa che positivo non lo sono affatto.

Il pensare come ho detto è un’attività della mente che si può manipolare facilmente creando illusioni. Il vero “pensiero positivo” non nasce da una volontà, ma da uno “stato d’essere”.

Io non devo pensare positivo, io DEVO essere positivo affinché i miei pensieri siano in linea con ciò che sono. Non ci deve essere sforzo, non ci deve essere la ragione, deve semplicemente essere positivo perché così “E’”, senza alcun dubbio in merito.

Ricorda: “Lo 0,01% di dubbio, ha un energia talmente elevata che il 99,99% di sicurezza non riesce nemmeno a scalfire!”

Il cervello è come una macchina magnifica con un motore fenomenale, ma basta una valvola per non farlo accendere.

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