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Denaro – Estratto dal nuovo libro in fase di scrittura

Il denaro, il Dio denaro, lo sterco del diavolo, il falso ideale di ricchezza, la radice di tutti i mali, il bene superfluo. Quanti appellativi negativi che ha il denaro! Sono ben pochi quelli che hanno il coraggio di lodare il denaro e ancora meno chi accetta la sfida di farlo pubblicamente. Il motivo è talmente lapalissiano che non serve neanche doverlo spiegare. Pensiamo ai poveri, a chi fatica ogni minuto del giorno per riuscire a tirare avanti, a chi muore di fame, chi viene sfruttato per farne accumulare di più dallo sfruttatore e via dicendo. Asserire di amare il denaro è un po’ come sputare in faccia alla vita nel suo senso più profondo. Il denaro non fa la felicità anzi, il denaro ti allontana dalle cose semplici e ti annebbia la mente.

Beh, tutto bello, una morale inappuntabile e inattaccabile ma… c’è un ma.

Qual è il contrario del denaro? Forse il non possederne? No, non possederne è contrario solo a possederne. Allora il non denaro? Abbiamo notizia dell’esistenza del non denaro? Direi di no. Quindi?

Il problema che abbiamo con il denaro, non è verso il denaro stesso, ma verso l’uso che ne viene fatto o verso gli atteggiamenti delle persone in confronto ad esso. Il denaro infatti di per sé non è né positivo né negativo, non esiste un denaro sbagliato o un denaro corretto, esiste semplicemente il denaro.

Il concetto sarebbe ben chiaro se solo smettessimo di identificare qualcosa con ciò che le persone fanno di quel qualcosa. Il fatto che esistano persone pronte ad uccidere per denaro, non fanno del denaro qualcosa di negativo, altrimenti sarebbe come dire che il mare è assassino perché qualcuno è morto uscendo a largo con la zattera durante una tempesta tropicale, oppure incolpare un cane di aver protetto la sua casa e i suoi padroni mordendo un ladro o un malintenzionato.

Il denaro è denaro e basta, e improvvisamente infatti diventa positivo quando questo è devoluto. E’ dunque sia positivo che negativo oppure non è affatto nessuna delle due cose.

Quanto detto non sembra solo logico e scontato ma E’ logico e scontato. Per questo motivo dovremmo imparare a pensare al denaro con meno pregiudizi e attribuirgli il giusto riconoscimento. Nella società odierna il denaro è importante e possederne non ci rende superficiali o insensibili, perché, nel caso, l’essere superficiali o insensibili è una condizione che deriva da noi, non dal denaro.

La conseguenza di un simile atteggiamento è quella di continuare a creare una realtà dove il denaro non può entrare a far parte pienamente delle nostre vite. Come potremmo accumulare ricchezza materiale se siamo i primi a denigrarla? Ma il problema vero è: siamo noi a denigrarla o è un convincimento che ci è stato trasmesso?

Io ho provato a pormi questa domanda e ciò che ne è saltato fuori è che in realtà a me il denaro non dispiace affatto, altrimenti non spiegherei perché per diverso tempo ho provato a tentare la fortuna con le lotterie, con i gratta e vinci e con altre forme di ricerca di vincita in denaro. Mi sono reso conto che nei fatti io voglio il denaro, senza per questo pensare di perdere la ragione o definirmi troppo materiale. Ciò ha fatto sì che io guardi i soldi in maniera differente, senza sensi di colpa se decido di spenderlo per fare una bella cena con mia moglie, per comprarmi un libro che desidero anche se so che non mi cambierà la vita o godermi una vacanza. So bene che non ho ancora sradicato del tutto dentro di me quel rapporto contrastante, ma almeno ho cominciato a sentirmi più libero declassando la guerra con il denaro a una discussione animata. Ho cominciato a diventare ricco? No, ma qualcosa è certamente cambiato e la dimostrazione è stata anche il cominciare a scrivere libri.

Sai mamma, l’idea di scrivere libri non è nata quando ho scritto il primo, ma, scusami il giro di parole, ben prima. C’era però qualcosa che mi bloccava. Mi chiedevo ad esempio: “Le persone saranno disposte a pagare un mio libro?”, “Quanti soldi potrei chiedere per un mio libro?”, “E’ giusto che chieda soldi per dei libri che vorrebbero trasmettere una conoscenza?”, “L’impegno che ne conseguirà varrà la pena in termini economici?”, “Quanto mi costerà la sua pubblicazione?”, “La gente capirà che ho bisogno di vendere per sostenermi?”, “La mia famiglia sconterà i problemi economici che seguiranno in caso di fallimento?”.

A un certo punto di questo cammino, mia moglie senza tanti giri di parole mi ha detto “ma la smetti di pensare ai soldi?! Hai studiato una vita, sai scrivere, hai un valore che i soldi non possono coprire, mi dici perché non dovresti scrivere un libro? Hai paura di diventare povero o ricco?”.

Beh mamma, sì, avevo paura che i soldi, in qualunque modo fosse andata, avrebbero fatto la differenza. Andando male li avrei persi, andando bene sarei stato una persona che lucra su una conoscenza che dovrebbe appartenere a tutti in quanto utile ad un’evoluzione personale, e il motivo per cui mi ponevo questo dilemma stava sul rapporto che appunto io avevo con il denaro.

Quando ho capito finalmente che il denaro non è classificabile come positivo o negativo, che la quantificazione materiale non dice quanto valgo ma quanto possiedo,  che possederne o non possederne non mi rende diverso da ciò che sono e che ciò non può orientare la mia vita, ecco che quella libertà di cui ti ho parlato poc’anzi mi ha permesso di esprimermi, di soddisfare una mia volontà e di sentirmi felice nel potermi definire scrittore. Non importava più quanti libri avrei venduto, importava quanto felice fossi di scrivere. Questo atteggiamento mi ha anche permesso di iniziare a scrollarmi di dosso quella sensazione di malessere inespresso che mi condizionava. Ecco dunque che è nato il libro, che mi sono permesso di provare la meravigliosa emozione nel ricevere le mie prime copie a casa dopo la stampa, nello sfogliare e rileggere ciò che era stato il lavoro di qualche mese e finalmente, vedere che la maggior parte della gente lo apprezzava scrivendomi i propri commenti o congratulazioni, scoprire che chi lo aveva acquistato ne acquistava altre copie per poterlo regalare, che c’era chi mi incitava a scriverne altri, chi mi chiedeva se facessi presentazioni o seminari per venirmi a conoscere di persona e ancora e ancora nuove situazioni di cui mi sarei privato per cosa? Per cosa mi chiedo adesso io?! Per non riconoscere che il denaro è semplicemente una risposta a una richiesta e non il motivo per porla o meno?

Questo è solo un esempio ma te ne potrei fare a milioni, anzi a miliardi. Viviamo nella paura del giudizio degli altri, seguendo convincimenti che facciamo nostri pur non essendoli, ci violentiamo per essere “normali” senza pensare che la normalità non esiste, è un invenzione umana come il tempo o la religione. Ma di questo ci sarà modo di parlartene in seguito.

Ciò che mi preme dirti adesso, è che ho capito che l’essere umano vive in una realtà distopica, dove il peggior nemico non si nasconde dietro l’angolo, ma dentro noi stessi.

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